Quando la TV diventa un social hub: Milano-Cortina 2026, Sanremo 2026 e il ruolo dei creator
Per anni abbiamo trattato TV e social come due canali separati, con tempi, linguaggi e metriche diversi. In realtà, da tempo – pensiamo al second screen e alla social TV – televisione e piattaforme social si parlano: lo spettatore guarda in diretta, commenta, condivide e rielabora ciò che vede, spesso dal suo smartphone. Oggi, però, questa dinamica non è più solo spontanea e laterale, perché nei grandi eventi viene progettata e integrata nelle strategie editoriali e di comunicazione.
Nel 2026, in Italia – con le Olimpiadi invernali di Milano‑Cortina appena inaugurate e Sanremo spostato a fine febbraio per non sovrapporsi ai Giochi – emergono due casi perfetti, attuali e molto diversi tra loro, che ci aiutano a capire questa evoluzione.
Milano‑Cortina 2026, con una narrazione che nasce mesi prima e viaggia tra territori, community, brand partner e creator e Sanremo 2026, un evento televisivo che da anni è anche un fenomeno sociale, rafforzato da meccaniche di gioco partecipativo come FantaSanremo, nato nel 2020 e cresciuto come rituale di community. La vera domanda non è più “TV o social”, ma come progettare un evento in modo che possa vivere su più touchpoint: tra televisione tradizionale, streaming, piattaforme social e asset proprietari dei brand.
Indice dei contenuti
Dallo spot al branded entertainment
Lo schema classico era semplice: programma, interruzione, spot, con la pubblicità percepita come qualcosa che entra dall’esterno nel flusso di intrattenimento. Negli eventi premium, invece, la traiettoria oggi assomiglia sempre più a un percorso in cui evento, contenuto e intrattenimento di marca si articolano attraverso format, esperienze e progetti di branded content e branded entertainment.
A questo punto la domanda naturale è: se il contenuto è il messaggio, chi lo produce e lo diffonde? Negli ultimi anni, anche in Italia, l’influencer marketing si è consolidato come leva strutturale: secondo le stime UPA 2023, gli investimenti in influencer marketing hanno raggiunto circa 323 milioni di euro, con una crescita intorno al 10% rispetto all’anno precedente, e circa il 90% delle aziende associate dichiara di utilizzarlo. Questo non implica necessariamente una riduzione degli investimenti televisivi, ma spesso una loro riallocazione: non solo presidiare il picco, ma costruire valore lungo tutto il percorso pre‑, during‑ e post‑evento.
Eventi TV premium come hub cross-mediali
Gli eventi premium continuano a offrire qualcosa che nessuna piattaforma social possiede da sola: la capacità di concentrare l’attenzione di massa in un momento preciso, con un forte valore simbolico e condiviso. La TV lineare “certifica” l’evento, lo rende mainstream e ne sancisce l’importanza culturale, mentre i social espandono il tempo, il linguaggio e la profondità della conversazione intorno a ciò che accade in diretta.
In pratica, la televisione genera il grande momento live, i social lo preparano, lo commentano in tempo reale e lo trasformano in contenuto replicabile, remixabile e distribuito nel tempo. I creator fanno da ponte: portano l’evento nei feed delle community, traducono i codici televisivi in linguaggi nativi digitali e guidano il pubblico tra TV, streaming e gli asset del brand (sito, app, e‑commerce, CRM).
| Elemento | TV lineare | Social / Creator |
| Ruolo nel funnel | Reach di massa, evento live condiviso | Engagement, conversazione, community verticali attive |
| Tempo | Picco concentrato in pochi giorni | Ciclo always-on: prima, durante e dopo l’evento |
| Linguaggio | Programmi, conduzione, break pubblicitari | Formati nativi, UGC, meme, remix, recap, format seriali |
| Output tipici | Live, highlights, clip ufficiali | Reaction, backstage, POV, trend audio, challenge, rubriche |
| Misurazione | Auditel/share, GRP (reach × frequenza) | View, engagement, share of voice, share of search, crescita community |
Un esempio concreto: nelle ultime edizioni di Sanremo, il Festival viene trasmesso in diretta su Rai1, rilanciato su RaiPlay con clip e highlight, e contemporaneamente raccontato da creator e community con reaction, meme e format dedicati su TikTok e Instagram. Vale la pena ricordare che questo approccio non nasce nel 2026: in Italia si parla di Social TV almeno da un decennio, un fenomeno legato all’uso dei social (compresi X/Twitter) come “second screen” per commentare in diretta programmi e show, con hashtag ufficiali e dinamiche di community che accompagnano la visione.
Caso 1: Milano-Cortina 2026 (l’evento che si costruisce mesi prima)
Milano‑Cortina 2026 non è solo un evento sportivo: viene presentato dagli operatori come una piattaforma di comunicazione di enorme portata per istituzioni e brand sponsor, in cui la sponsorship va oltre il semplice “spazio logo” per diventare un progetto editoriale e narrativo di lungo periodo. Il viaggio della fiamma olimpica è uno degli esempi più evidenti di questa impostazione.
Secondo le comunicazioni ufficiali, il viaggio della fiamma olimpica di Milano‑Cortina 2026 ha attraversato l’Italia dal 6 dicembre 2025 al 6 febbraio 2026, coinvolgendo tutte le 110 province italiane per circa 12.000 km, con soste in decine di città e migliaia di tedofori tra volti noti e cittadini comuni. Il percorso si è concluso con la cerimonia di apertura dei Giochi, trasformando la staffetta in una narrazione diffusa che ha accompagnato il Paese verso l’inizio delle competizioni.
Dentro questa macchina narrativa compaiono anche creator e personaggi pop selezionati in collaborazione con i partner commerciali e i broadcaster: tra i momenti più discussi ci sono le tappe con Snoop Dogg tedoforo a Gallarate, le sue clip virali al curling e le apparizioni in location simboliche come la Balera dell’Ortica, rapidamente diventate contenuti social globali. Il significato della torcia si sposta almeno in parte: da rito prevalentemente sportivo a contenuto che viaggia nei feed, generando meme, reaction e conversazioni transnazionali.
Per comitato organizzatore e sponsor, inserire creator e volti pop in ruoli visibili significa:
- ottenere una narrazione immediata e personale (storie, reel, vlog, POV) che viaggia sui profili dei creator, dei brand e dei canali ufficiali dei Giochi;
- estendere la portata dell’evento verso pubblici che vivono Milano‑Cortina prima nei feed e solo dopo — eventualmente — su TV o streaming, accelerando awareness e familiarità con il brand olimpico.
In parallelo, le grandi campagne dei partner — come l’ecosistema integrato di Coca‑Cola con The Peak, promo nazionale, attività nei Villaggi e un forte piano PR/social — mostrano come lo spazio televisivo live sia solo uno dei tasselli di un racconto molto più ampio, pensato per vivere tra città, digitale e experience.
Caso 2: Sanremo 2026 (il festival come “second screen first”)
Sanremo è probabilmente l’esempio più chiaro, in Italia, di convergenza tra TV e social: è un programma televisivo, ma è anche — e sempre di più — un fenomeno sociale e digitale. Nel 2026 questo è ancora più evidente: il festival si tiene dal 24 al 28 febbraio, dopo la chiusura delle Olimpiadi di Milano‑Cortina, in un vero e proprio “mese dei grandi eventi” costruito da Rai per evitare sovrapposizioni e massimizzare l’attenzione.
Nelle settimane precedenti alla prima serata, l’attesa diventa un pre‑show digitale. L ’esperienza Sanremo si sposta sui feed: vengono annunciate le canzoni e gli artisti in gara, si svela la scenografia, partono i contenuti dei big su social e media, mentre playlist come “Aspettando Sanremo 2026” preparano il terreno unendo brani storici e novità degli artisti in gara.
Negli ultimi anni la conversazione digitale intorno al Festival è diventata strutturale: meme, reaction live, recap, format editoriali, branded content, contenuti user generated e challenge. FantaSanremo, nato nel 2020, ha funzionato da acceleratore culturale, trasformando il festival in un gioco collettivo in cui gli spettatori partecipano attivamente, creano squadre, seguono le performance con regole proprie e alimentano una narrativa parallela.
Le analisi 2025‑2026 confermano che il secondo schermo non è più un contorno: durante Sanremo, la fruizione si sdoppia sistematicamente tra TV e smartphone, con picchi di interazioni social legati a moda, tecnologia, performance e momenti virali. Sanremo, insomma, non finisce con la finale: è una macchina di contenuti che scalda l’attesa, esplode in tempo reale e seleziona i momenti memorabili dopo, trasformandoli in trend, audio, clip e conversazioni durature su Instagram, TikTok e altre piattaforme.

Nota per i marketer: perché non fermarsi allo spot
Sul fronte degli investimenti, diverse analisi legate ai listini Rai Pubblicità indicano che uno spot da 15” in prime time durante il Festival di Sanremo può attestarsi nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro, mentre alcune forme di telepromozione possono superare il milione, a seconda di posizionamento, formato e periodo. Non si tratta di valori rigidi e universali (sono soggetti a negoziazione e stagionalità), ma restituiscono l’idea dell’entità dell’investimento necessario per presidiare uno spazio lineare di alto profilo.
In questo scenario, l’integrazione con creator, Social TV e distribuzione cross‑mediale non è una scorciatoia per “spendere meno”, ma un modo per trasformare un presidio molto costoso in un sistema di contenuti che genera attenzione, memoria e relazione anche fuori dal break pubblicitario. La misurazione, di conseguenza, non può fermarsi allo share: oltre ai rating televisivi diventano cruciali engagement social, crescita delle community, share of search, indicatori di brand lift e segnali di impatto sul business.
Gli influencer come distributori di attenzione
Se mettiamo insieme i due casi del 2026, il pattern è evidente: i creator non sono semplici “ospiti”, ma nodi di distribuzione dell’attenzione. Operativamente, portano l’evento all’interno di community già calde, traducono i linguaggi televisivi in formati nativi social e collegano touchpoint diversi — TV, streaming, piattaforme social e asset del brand — in un’unica esperienza coerente.
Per i brand, questo comporta un cambio di strategia:
- gli eventi premium non sono solo contesti in cui comprare spazi, ma centrali di contenuto da alimentare prima, durante e dopo;
- la pianificazione efficace richiede un ecosistema disegnato a monte: emittente, canali ufficiali, talent/atleti/artisti, creator, property del brand (app, sito, CRM);
- i KPI devono essere integrati: oltre a share e reach televisiva, diventano cruciali l’engagement social, la crescita delle community, lo share of search, gli indicatori di brand lift e, dove possibile, i segnali di impatto sul business.
Un effetto collaterale interessante, che diversi operatori media segnalano, è che quando l’evento è davvero “premium” e ben progettato, può diventare una delle poche occasioni in cui i pubblici più giovani tornano a vivere un’esperienza live condivisa, anche se mediata dal second screen e dalle piattaforme digitali. In questo senso, social e creator non svuotano la TV, ma possono contribuire a mantenerla centrale nel mix, spostando la competizione dal “dove” alla “come” viene progettata l’esperienza.
La domanda strategica per il 2026
La domanda, quindi, per il 2026 non è “meglio TV o social?”. La vera questione è più a monte: quando progettiamo un evento, i creator entrano dopo la creatività — come amplificatori di qualcosa di già definito — oppure prima, quando si decide che cosa deve diventare il contenuto e come dovrà vivere tra palco, feed e proprietà del brand?
Gli esempi che stiamo vedendo in queste settimane — dalla torcia olimpica trasformata in contenuto virale alla staffetta Milano‑Cortina / Sanremo pensata fin dall’inizio come un unico mese di experience cross‑mediale — mostrano che questa scelta non è più teorica: è ciò che distingue chi si limita a “esserci” da chi riesce a trasformare un evento in un sistema di contenuti duraturo.
Per agenzie, brand e broadcaster, la risposta a questa domanda non è tattica: è profondamente strategica, perché determina il modo in cui l’attenzione verrà progettata nei prossimi anni.
Stai progettando un evento o una campagna legata a Milano-Cortina 2026 o Sanremo?
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